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ASSENTEISMO E SIMULAZIONE DELLA MALATTIA

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Si definisce assenteismo l’incapacità lavorativa temporanea, prolungata o permanente, risultante da malattia o infermità.

La malattia, nell’ambito del diritto del lavoro, per definizione, è uno stato patologico che determina una condizione di incapacità al lavoro specifico svolto da un lavoratore, tale da determinare la sospensione temporanea del rapporto di lavoro e non la sua risoluzione.

L’assenteismo ingiustificato, di solito, si cela all’interno del fenomeno delle assenze dal lavoro, che si possono manifestare per una molteplicità di cause: personali, familiari e sociali, normativamente regolate. Così ad esempio, dietro la dichiarazione di una causa di assenza per malattia da parte del lavoratore assente, se ne può nascondere un’altra, illegittima, e inaccettabile per il datore di lavoro.

Vi è a monte, pertanto, una differenza sostanziale tra un assenteismo legittimo, ovvero motivato e adeguatamente comprovato dalla condotta del lavoratore e quello illegittimo, che evidenzia una simulazione dello stato di malattia o infermità da parte del lavoratore, per scopi fraudolenti e quindi ingiustificati.

L’assenteismo incide negativamente sia sull’economia dell’azienda che sui lavoratori. L’azienda, infatti, in presenza di dipendenti assenteisti, tende a perdere produttività a causa della modifica dei programmi di lavoro e delle sostituzioni del lavoratore o dei lavoratori assenti.

Le situazioni più frequenti di assenteismo illegittimo sul lavoro si manifestano attraverso casi in cui il dipendente è assente per malattia per andare a svolgere un altro lavoro (fenomeno tristemente noto come “doppio lavoro”),

Il lavoratore dipendente compie, in tal caso, un atto illecito e perseguibile legalmente, nel caso in cui, assente dal proprio lavoro per malattia e in corso quindi di infermità, svolge una qualsiasi attività incompatibile con il suo stato di salute e/o quando svolge un altro lavoro per sé o per terzi nel caso in cui questo lavoro compromette la sua guarigione.

L’assenteismo è una delle cause, quando provato nella sua gravità, che possono determinare il licenziamento per giusta causa, senza preavviso, proprio perché la condotta del lavoratore è talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto lavorativo, essendo venuto meno il vincolo fiduciario. L’efficacia del licenziamento per giusta causa, motivato dalla simulazione di malattia di un dipendente, è immediata, e rappresenta un caso di recesso legittimo durante il rapporto lavorativo (Cass. 1.6.2005, n. 11674, in Lav. nella giur., 2006, 94). La simulazione fraudolenta di malattia è infatti una causa che interrompe e non consente neppure temporaneamente la prosecuzione del rapporto di lavoro (Cass. 20.10.2000, n. 13903; Cass. 1.6.2005, n. 11674). È considerato motivo di giusta causa, secondo la giurisprudenza, anche il caso in cui un lavoratore in malattia abbia violato in modo significativo il dovere di non compromettere il recupero del proprio stato di salute (Cass. 19.2.1991, n. 1747).

La simulazione di malattia con il preciso scopo di assentarsi dal proprio abituale lavoro per andare a svolgerne un altro, che potrebbe però pregiudicare e ritardare la propria guarigione, viene considerato come un caso di inosservanza dei doveri, tra cui quelli di fedeltà (Cass. 12.4.1985, n. 2434), e di diligenza nell’esecuzione delle proprie obbligazioni (Cass. 2.11.1995, n. 11355), e, più in generale, dei principi di buona fede e correttezza vigenti in materia contrattuale (Cass. 6.10.2005, n. 19414, in Orient. Giur. Lav., 2005, 835). Tra i doveri del lavoratore assente per malattia rientra infatti, specificamente, quello di osservare tutte le cautele necessarie per il sollecito recupero e guarigione della malattia ed il ripristino delle proprie energie psichiche e fisiche, così da poter riprendere la propria attività lavorativa quanto prima in piena efficienza.

Nel caso in cui il datore di lavoro abbia dei sospetti circa un suo dipendente assenteista, come spesso ribadito dalla Suprema Corte (Cass. n.6236 del 2001), per accertare e provare che sussiste un’ipotesi di assenteismo, può rivolgersi a un’agenzia investigativa o a un investigatore privato, al fine di verificare se il lavoratore abbia un doppio lavoro, effettui false timbrature del cartellino, violi il patto di non concorrenza o utilizzi in modo scorretto i permessi.

Una delle attività svolte dalle agenzie investigative in ambito aziendale, infatti, è proprio quella di accertare la veridicità della malattia del dipendente. Sarà compito dell’azione investigativa, pertanto, raccogliere tutte le informazioni e le prove utili (corredate anche da eventuale materiale fotografico, audio e/o video) per poter permettere al datore di lavoro di procedere legalmente nei confronti del dipendente infedele. Le prove raccolte faranno piena fede per il licenziamento con giusta causa.

Uno degli accertamenti più richiesti comunemente all’investigatore privato, in ambito aziendale, è proprio quello di sorvegliare i dipendenti assenteisti. Capita infatti, specialmente nelle grandi aziende, che alcuni dipendenti, assenti per malattia, in realtà simulino lo stato di malattia e vadano a svolgere un secondo lavoro. Le sole visite fiscali, infatti, non possono garantire un pieno controllo delle defezioni per malattia o infortunio e spetta quindi all’investigatore privato il compito di sorvegliare “il malato” e di verificare che non svolga un’altra attività lavorativa.

In conclusione, considerando che il fenomeno di cui sopra è oggi sempre più diffuso, diventa fondamentale per i datori di lavoro, tutelarsi da queste forme di assenteismo rivolgendosi ad agenzie esperte nel settore, come l’Agenzia Investigativa Argo 2001 New di Roma, per un’investigazione completa ed efficace sul comportamento di collaboratori, soci, o dipendenti.  A conclusione delle indagini sarà consegnata al cliente una documentazione ad hoc (foto, video ed eventualmente file audio) perché questi possa tutelare i propri diritti di datore di lavoro, nelle sedi più opportune. Le prove raccolte avranno valore legale e potranno essere utilizzate in giudizio per la risoluzione del rapporto di lavoro con l’eventuale assenteista.

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