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Colf e Badanti

I REATI COMPIUTI NELL’ AMBITO DOMESTICO DA COLF E BADANTI

Dati recenti ci evidenziano che negli ultimi anni sono in costante aumento i reati commessi nell’ambito del lavoro domestico da parte di coloro che svolgono attività di assistenza, protezione e cura di anziani e non (badanti) e di coloro che provvedono alla manutenzione, gestione e pulizia di unità abitative (colf) : si passa da fenomeni delittuosi di basso o medio allarme sociale quali furti, appropriazioni indebite, danneggiamenti, minacce, violenze private, percosse e lesioni a vere e proprie truffe, a maltrattamenti e soprusi, circonvenzione di incapace, atti persecutori (stalking), estorsioni, e via discorrendo.

Nella maggioranza dei casi si tratta di reati contro il patrimonio: Il più comune tra questi è sicuramente quello disciplinato e punito dall’art. 624 del codice penale ovvero il delitto di furto.
Secondo statistiche compiute su scala nazionale, infatti, sono sensibilmente incrementate le ruberie all’interno delle abitazioni di coloro che richiedono l’assistenza di colf o badanti: sottrazioni di cose mobili quali monili, denaro, oggetti preziosi ma anche semplicemente di generi alimentari di prima necessità; tutto ciò da cui è possibile ricavare un profitto economico inteso quale utilità patrimoniale.
Ciò è dovuto alla costante presenza del lavoratore domestico all’interno di abitazioni altrui, alla materiale disponibilità di oggetti all’interno di queste ed alla facilità con cui è possibile appropriarsene. In questi casi, come si dice, l’occasione rende l’uomo ladro!

Talvolta le sottrazioni avvengono durante periodi di assenza da casa dei proprietari, in quanto colf e badanti fanno tesoro di orari di lavoro, di abitudini e stili di vita, della conoscenza di periodi di ferie e si introducono furtivamente nelle predette abitazioni incorrendo altresì nel delitto di violazione di domicilio previsto e punito dall’articolo 614 del c.p.
Tale reato prevede che ci si introduca abusivamente o ci si intrattenga clandestinamente, in abitazioni altrui, luoghi di privata dimora o nelle appartenenze di essi contro l’espressa o tacita volontà di chi è legittimamente titolare della proprietà violata.

Un altro comune delitto spesso cagionato da esercenti il lavoro domestico è quello della truffa previsto e punito dall’articolo 640 del c.p.
Molto spesso infatti anziani, disabili o semplicemente persone necessitanti di accompagnamento vengono facilmente turlupinate, fatte oggetto di artifizi e raggiri e per l’effetto tratte in inganno.
Tali soggetti infatti, deboli e lasciati colposamente soli dai propri familiari, confidando nella buona fede di coloro che li assistono e nutrendo in essi piena fiducia, vengono da colf e badanti (o da loro complici) adescati fraudolentemente ed indotti in errore.

Analogamente ma più in particolare, è da enuclearsi la circonvenzione di persone incapaci di cui all’art. 643 del codice penale, appartenente al medesimo ‘genus’ della truffa, tra i delitti compiuti nell’ambito del lavoro domestico.
Sovente infatti i soggetti che si avvalgono di lavoratori domestici versano in situazioni di infermità, di deficienza psichica, di squilibrio e di vulnerabilità e di tale deficit psicofisico ne viene fatto abuso per manipolarne la volontà, mediante forza persuasiva, ed indurli a compiere determinati atti pregiudizievoli, a scopo di lucro.
Ne sono esempi la redazione di un atto di procura alla riscossione di denaro in nome e per conto della vittima, la costituzione di un libretto cointestato, la stipulazione di un contratto oneroso, la cessione di titoli o quote azionarie, la sottoscrizione di lasciti testamentari, la cessione di proprietà immobiliari e via discorrendo.

Negli ultimi anni, altresì, sono emerse tipologie di reato nuove per il settore, come quello degli atti persecutori quale diritto contro la persona previsto dall’art. 612 bis del codice penale.
Il comunemente detto ‘stalking’ rappresenta ormai il 20% del totale dei reati nel lavoro domestico e tra il 2016 e il 2017 si stima che i casi siano aumentati di quali il 50%; dato che ad oggi potrebbe essere sottostimato.
Terminato il rapporto professionale infatti, alcuni lavoratori si trasformano in persecutori per l’ex datore di lavoro e la sua famiglia.
Lo stalker ai sensi dell’articolo 612 bis del codice penale, pone in essere una serie di condotte reiterate minatorie e molestative, che comportano un perdurante e grave stato di ansia e paura per l’incolumità della vittima e dei suoi prossimi congiunti ed un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico di questi.
Dato ancor più preoccupante è che lo stalking e gli altri reati perpetrati, spesso non vengono neanche denunciati per vergogna, paura o semplicemente per minaccia degli aguzzini. Rivolgersi ad un investigatore privato, o ad un’agenzia investigativa, può essere utile al fine di reperire le prove opportune.
Non di rado infatti badanti che hanno assistito anziani, terminato il rapporto di lavoro si rivolgono alla famiglia chiedendogli migliaia di euro oltre ai pagamenti avuti con la minaccia di denunciare alle autorità di essere stati pagati per meno ore di quelle effettivamente lavorate o di non essere stati proprio pagati; episodi che posso giungere a vere e proprie estorsioni (art. 629 c.p).
Consideratosi che molti di questi rapporti sono gestiti in nero, totalmente o parzialmente, in tanti preferisco pagare così da evitare qualsivoglia contestazione; Peraltro, parecchi di questi episodi si verificano quando il rapporto si è concluso perché l’assistito è venuto a mancare approfittando così del momento di fragilità emotiva della famiglia.

Rimanendo in tema di delitti contro la persona, sono altresì frequenti episodi di maltrattamenti perpetrati da colf e badanti; episodi di violenza non più isolati come rilavano le cronache di testate giornalistiche e le radiotelevisioni. Tali comportamenti non sono così facili da dimostrare dalla parte lesa o dai suoi familiari, diventa quindi essenziale rivolgersi ad un’agenzia investigativa certificata la quale attraverso le conoscenze del team composto da investigatori privati può reperire prove utilizzabili in sede giudiziale
La giurisprudenza di legittimità è ad oggi graniticamente orientata nell’assorbire tali deplorevoli episodi all’interno della fattispecie di cui all’articolo 572 del codice penale, rubricata come ‘maltrattamenti contro familiari e conviventi’.
È sufficiente infatti una stabile convivenza, anche se frutto di un rapporto lavorativo e sorretta da motivi solidali ed assistenziali di stretta relazione, per imputare anche ai lavoratori domestici il delitto di maltrattamenti.
Piuttosto spesso infatti colf e badanti entrano nelle dinamiche familiari mediante una coabitazione o passando molto tempo nell’arco della giornata con coloro che ne richiedono ausilio.
Peraltro, secondo recenti pronunce della Cassazione, il reato di maltrattamenti può dirsi integrato non solo da comportamenti commissivi (si pensi ad azioni oppressive e vessatorie nei confronti della vittima), ma anche da omissioni di deliberata indifferenza verso i bisogni della vittima: è sufficiente ad esempio che l’agente ponga in essere uno stato di abbandono tale da cagionare uno stato di sofferenza pisco-fisica alla vittima. Anche in questa ipotesi avvalersi di un’agenzia investigativa, oppure un investigatore privato, è essenziale per dimostrare il comportamento omissivo dell’agente verso la vittima.
Soprusi non sempre facili da scoprire e che la vittima è costretta a subire per evitare ritorsioni o semplicemente perché pur di non perdere l’assistenza (soprattutto per gli anziani non autosufficienti) è costretta a sopportare.

L’agenzia investigativa Argo 2001 New, attraverso il suo team composto da investigatori privati certificati, interviene in maniera mirata, acquisendo prove inconfutabili utilizzabili in sede di giudizio.


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