Cosa hanno in comune uno stuntman, un responsabile di sala, un capo animazione e un investigatore privato? All’apparenza niente, se non fosse che dietro a tutte queste professioni si cela una sola identità. No, non si tratta della trama di un film di Hitchcock ma della storia di un ragazzo di 26 anni che sapeva di voler vivere di avventure (e sacrifici) e che oggi, grazie alla sua tenacia, ha realizzato il suo sogno.

Marco (nome di fantasia che ci preme assumere per tutelarne l’identità) ama i gialli, i detective e le indagini fin da piccolissimo ma, come molti altri, non aveva mai pensato di riuscire a trasformare la sua passione in una professione. Comincia dunque a lavorare giovanissimo come animatore. Marco è bravo nel suo lavoro; è un ragazzo a cui piace essere sempre in prima linea, un problem solving, ed è quindi promosso capo animazione. Nel frattempo Marco pratica sport estremi come il paracadutismo. Questa sua inclinazione al brivido lo porta, inaspettatamente, ad intraprendere la strada del cinema.

Marco diventa uno stuntman, la controfigura che sostituisce l’attore protagonista nelle scene acrobatiche o pericolose di un film. Questa nuova professione appaga il desiderio di adrenalina di Marco ma, con la sua assoluta precarietà, non gli permette di sbarcare il lunario. Il giovane non si arrende. Inizia a lavorare in un ristorante come cameriere e diventa persino responsabile di sala. Poi arriva la svolta.

Il destino di un giovane investigatore privato

Un giorno Marco si trova ad essere testimone di un incidente stradale e, senza nemmeno rendersene conto, osserva la scena con occhio clinico: rintraccia al primo sguardo gli elementi necessari per ricostruirne la dinamica ed elabora una sua teoria. A Marco si accende una lampadina. Fa una ricerca su internet, si imbatte nel sito internet dell’agenzia investigativa Argo e, senza pensarci troppo, invia il suo curriculum.

“Quel cv mi colpì particolarmente – racconta Matteo Adjimi, socio dell’agenzia investigativa Argo – un ragazzo così giovane e con un profilo così dinamico non poteva certo essere uno che amava il lavoro d’ufficio, la routine, la tranquillità. Non aveva esperienza come investigatore privato ma avrebbe potuto imparare, ne ero certo”. E così arriva la prima telefonata.

Investigatore privato che passione!

“Fu un’emozione per me – racconta Marco – Matteo mi diede l’opportunità di provare, affiancandomi ad un investigatore privato senior per una giornata. A fine lavoro ero entusiasta e cominciai a sperare di essere richiamato per proseguire la mia formazione con Argo. Il lunedì, dopo un lungo weekend di attesa e disillusione, Matteo mi richiamò. Iniziai, quindi a collaborare con l’agenzia investigativa e oggi sono quello che in gergo viene definito un Collaboratore Indagini Elementari (CIE)”.

“Marco piacque subito a tutti – continua Matteo Adjimi – colleghi investigatori, amministrativi e clienti ma soprattutto ci colpì il suo spirito di adattamento, la capacità di prendere l’iniziativa e la propensione al lavoro di squadra. Volevo ampliare il team e avevo cercato a lungo un giovane adatto a questo mestiere ma gli aspiranti investigatori privati rifiutavano il lavoro dopo averne assaporato la durezza. Marco, invece, è ancora qui”.

“Il mestiere di investigatore privato? È avventuroso, dinamico, mai uguale a se stesso ma richiede anche molti sacrifici: lunghe ore di appostamento, spostamenti improvvisi dall’altra parte della città, viaggi imprevisti in giro per l’Italia, orari stressanti, la necessità di essere invisibili. L’agenzia investigativa Argo mi ha dato un’opportunità, ha scommesso su di me a dispetto di un mercato del lavoro che non dà, in genere, molto spazio ai giovani. Un consiglio ai miei coetanei? Non lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà ma, al tempo stesso, accettare qualche compromesso può avvicinare all’obiettivo”.

 

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